13AKIRA - Giulia Nannini

Tatuaggio & illustrazione, Grosseto

13AKIRA

Giulia Nannini

Iconografia giapponese tradizionale contro la cultura pop che l’Occidente le ha costruito addosso. Stesso canone dell’ukiyo-e, altri eroi.

Illustrazione in stile ukiyo-e: una bijin con cappello Kangol, kimono a monogramma e riferimenti Wu-Tang.

Opere

ogni tavola porta due letture: forma tradizionale, superficie pop

Il tatuaggio giapponese, come lo intendo io

irezumi & ukiyo‑e

L’irezumi non nasce come moda ma come racconto. Nel periodo Edo le stampe ukiyo-e e il romanzo Suikoden diffondono l’immagine di eroi coperti di draghi e tigri: da lì si fissa un canone di soggetti, di fondali tessili e di sigilli che regge ancora oggi.

In Giappone quell’arte porta un doppio segno. Meraviglia estetica e, insieme, sospetto sociale: il divieto imposto dal governo Meiji nel 1872, revocato solo nel 1948 sotto l’occupazione americana, e il legame con la yakuza che ancora oggi tiene i tatuati fuori da terme, palestre e piscine. Un’arte magnifica e clandestina nello stesso corpo.

In Europa il canone arriva già filtrato: prima dai marinai e dalle teste coronate di fine Ottocento (Giorgio V, lo zar Nicola II) che si facevano tatuare a Yokohama mentre in patria l’arte era soppressa, poi dal cinema, dagli anime, dallo streetwear. In Italia lo riceviamo per lo più così: di seconda mano, spesso esotizzato.

Il mio lavoro parte esattamente da qui. Gli artisti di Edo presero gli eroi popolari del loro tempo, i banditi del Suikoden, e li fissarono nel canone attraverso le xilografie di Kuniyoshi. Io faccio la stessa operazione quattro secoli dopo: al posto dei banditi metto Wu-Tang, la Sposa di Tarantino, il Kaneda di Akira, i loghi che l’Occidente venera. Stessa struttura, stessi fondali, altri eroi.

Il canone dentro il mio segno

Sotto la superficie pop, ogni tavola poggia su una forma tradizionale precisa. Ecco il dettaglio esatto, opera per opera:

  • Bijin-ga 美人画

    Il volto in tre quarti e l’acconciatura elaborata, impianto della stampa di bellezza, in Eterno.

    Dettaglio di Eterno: volto in tre quarti sotto il basco.
  • Namakubi 生首

    La testa mozzata dai capelli blu, motivo dei guerrieri di Kuniyoshi, in Vendetta.

    Dettaglio di Vendetta: la testa mozzata dai capelli blu.
  • Dokuro 髑髏

    Il teschio sopra la luna personificata, memento mori del repertorio Edo, in Luna.

    Dettaglio di Luna: il teschio.
  • Hōju 宝珠

    La gemma avvolta di fiamme in mano al vecchio guardiano, motivo buddhista, in Guardiano.

    Dettaglio di Guardiano: la gemma fiammeggiante.
  • Oni & hannya 鬼・般若

    Il demone rosso accanto alla bijin in Notte, e la maschera hannya in Ganbaru.

    Dettaglio di Notte: la maschera dell'oni rosso.
  • Tengu 天狗

    La maschera dal naso lungo che soffia fuoco, yōkai del folklore, in Bōdō.

    Dettaglio di Bōdō: la maschera del tengu.
  • Kumadori 隈取

    Le linee rosse dipinte sul volto, il trucco del teatro kabuki, in Ganbaru.

    Dettaglio di Ganbaru: il trucco kabuki sul volto.
  • Ichimatsu 市松

    La scacchiera rossa e bianca, uno dei fondali tessili classici, dietro la figura di Punk.

    Dettaglio di Punk: fondale a scacchiera ichimatsu.
  • Rakkan 落款

    Il cartiglio-sigillo rosso coi caratteri bianchi che chiude la tavola, come nelle stampe, in Eterno.

    Dettaglio di Eterno: il cartiglio-sigillo rosso.

Riferimenti su cui lavoro: The Japanese Tattoo, Donald Richie e Ian Buruma; Irezumi: The Pattern of Dermatography in Japan, Willem van Gulik; Japanese Tattoos: History, Culture, Design, Brian Ashcraft e Hori Benny.

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